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Concerto della corale per i detenuti 2014 ( Piacenza )

Coro Et laboro
Pubblicato da in Sociale ·
07   Giugno 2014, Ore 15.00
Casa circondariale di Piacenza



Un concerto in carcere (a cura di Rossana Rossi)

Il Coro et Laboro ha concluso la stagione 2013/2014 con un concerto davvero speciale che ha lasciato in ciascun corista e nella maestra sensazioni forti (anzi vere emozioni) e spunti di riflessione che vogliamo condividere con chi leggerà questo articolo.
Siamo insieme da 16 anni e in questo tempo il Coro et Laboro ha realizzato numerose prove serali,  cantato in Chiese, teatri, piazze, cortili, case di riposo e case di accoglienza; ha viaggiato per l'Emilia, la Romagna, sconfinato nel Trentino, nel Veneto, in Abruzzo e nelle Marche.
Quanta gente abbiamo incontrato nel ruolo di pubblico attento e applaudente e soprattutto nei panni di cantori e maestri di altre realtà corali. Ci siamo divertiti insieme a loro, abbiamo mangiato e brindato. .. Questi sono i gustosi e piacevoli effetti collaterali delle Rassegne corali!
Cantare in un coro, però, non è solo "sorrisi e applausi", "cantate e mangiate"; è anche impegno sociale e civile, è occasione per unire le forze al fine di realizzare obiettivi che ciascuno di noi non avrebbe mai potuto realizzare da solo: raccogliere fondi per i bisognosi brasiliani e argentini, aiutare coristi carpigiani che a causa del terremoto del 2012 hanno avuto danni ingenti alla loro casa, portare gioia e allegria ai terremotati di Castelnovo- S.Pio vicino all'Aquila, cantare per gli anziani ospitati nelle strutture specializzate... Questi sono i sostanziali e utili  effetti collaterali del "fare coro"!
Sabato 7 giugno, come anticipato all'inizio dell'articolo, abbiamo realizzato l'ultimo concerto prima della pausa estiva. Questo concerto si è svolto in una stanza ampia e luminosa dell'ala nuova del carcere di Piacenza. Non è stato facile organizzare questo concerto e solo dopo numerosi contatti fra la Direttrice del Carcere Caterina Zurlo e la Maestra del Coro Rossana Rossi le varie difficoltà sono state risolte.
La Direttrice ha predisposto i turni di sorveglianza delle guardie affinchè le norme di sicurezza fossero rispettate, ha chiesto a tutti noi di spedire i codici fiscali e i dati necessari per i controlli di rito e ha iniziato a raccogliere le adesioni fra i detenuti per la partecipazione a questo pomeriggio canoro.
Noi ci siamo preparati al meglio per questo speciale concerto: abbiamo ripassato i brani per poter cantare più di un'ora, abbiamo preparato la cartina perché nessun corista si perdesse lungo il tragitto (in passato è capitato, ma qui non potevamo permetterci ritardi), abbiamo ricordato di portare la carta d'identità (senza non si sarebbe potuti entrare), abbiamo deciso di vestirci meno eleganti del soliti per non "stonare" con il luogo spartano in cui avremmo cantato e abbiamo predisposto alcune attività da fare insieme ai detenuti, nel caso loro avessero collaborato e manifestato la voglia di cantare insieme a noi (anche se la Direttrice ci aveva manifestato incertezze sulla loro fattiva partecipazione).
Alcuni di noi, lo si percepiva, erano un po' perplessi in merito a questa nuova esperienza e nei loro occhi si leggeva: "gh'era mia n'eter post per cantèr?"; altri invece erano curiosi: non capita a tutti di entrare "da liberi" in un carcere! Il nostro pubblico sarebbero stati circa 40 detenuti dei quali non sapevamo nulla: giovani o vecchi? colpevoli di che cosa? avrebbero gradito il nostro repertorio?
Qualcuno ha cercato notizie sul carcere scoprendo che nel vecchio padiglione vi sono 323 detenuti (solo 13 donne) a fronte di una capienza regolamentare di 178  e 200 nel nuovo e che a metà marzo vi era stata una maxi rissa tra una decina di detenuti stranieri appartenenti a bande rivali e per fermarli la polizia penitenziaria aveva dovuto ricorrere ai manganelli e agli scudi.
Ed ecco: il 7 giugno è arrivato. Siamo entrati oltre il primo cancello lasciando la nostra carta d'identità ad una guardia; abbiamo lasciato i cellulari nelle cassette di sicurezza, dove una seconda guardia ha controllato le operazioni e siamo stati scortati da una terza guardia in un padiglione nuovo in cui per l'occorrenza erano state sistemate una quarantina di sedie blu proprio come il colore della nostra divisa (coincidenza benigna!) e dove abbiamo iniziato a fare il riscaldamento per provare l'acustica della sala. La Direttrice, avvisata del nostro arrivo, è venuta a salutarci e a comunicarci che a piccoli gruppi sarebbero scesi i detenuti e mentre terminavamo le prove ecco i primi accomodarsi sulle sedie: ragazzi, in jeans e maglietta, un po' in imbarazzo e un po' intimoriti, alcuni italiani e molti stranieri. In totale il nostro pubblico era formato da circa trenta/quaranta persone, in gran parte non italiani, con età media 30 anni; tra loro spiccava qualche testa con i capelli grigi.
Per sciogliere gli imbarazzi del primo incontro sono bastati pochi gesti: un sorriso, una stretta di mano e soprattutto i primi canti. I loro applausi sono stati così calorosi che ci hanno trasmesso subito interesse e compartecipazione: avevano davvero voglia di ascoltarci e noi avevamo davvero voglia di cantare per loro, anzi volevamo cantare con loro
E allora abbiamo cantato come meglio sappiamo fare, con la voce e con il cuore e abbiamo distribuito a ciascun detenuto un foglio con le parole di alcune canzoni, proponendo loro di cantare ritornelli molto famosi ("o mare nero  mare nero mare nero...", "io vagabondo che son io...") in modo da rompere il ghiaccio con attività semplici. I ragazzi hanno cantato con entusiasmo, hanno scherzato con noi, hanno sorriso e hanno seguito con attenzione le indicazioni della Maestra. La partecipazione è stata talmente alta che abbiamo provato anche a "studiare" un canto insieme, come se fossimo alle prove di una normale lezione corale; abbiamo imparato un canto afroamericano in inglese che prevede di dividersi in tre gruppi, cantando a più voci: Pick a bale of cotton. In queste attività più volte noi coristi ci siamo spostati dalla formazione corale per avvicinarci ai detenuti, in modo da guidarli e sostenerli "da vicino" durante il canto.
Il tempo è trascorso velocemente e per concludere il concerto tutti i detenuti sono stati invitati ad alzarsi dalle sedie e a disporsi in mezzo a noi, come veri e propri cantori, per eseguire insieme il brano afroamericano studiato in precedenza.  All'inizio i detenuti apparivano titubanti, poi uno dopo l'altro si sono alzati e uniti a noi; in fondo alla sala sono rimasti seduti solo 6/7 detenuti a guardare il coro che adesso era formato da più di 60 persone! La maestra ha iniziato a dare gli attacchi per coordinare le varie voci: l'emozione era tantissima, non solo per i detenuti, ma anche per noi del Coro et Laboro; le voci insicure di alcuni di loro si mescolavano e si lasciavano guidare dalle nostre, mentre le voci dei detenuti più intonate e più sicure cantavano con forza e decisione. Alla fine un applauso lungo e sonoro ha dato voce alla soddisfazione e al batticuore di tutti per quello che era appena avvenuto: non la semplice esecuzione più o meno corretta e piacevole  di un canto, ma la condivisione intima di un'esperienza e di un'emozione intensa.
Ora le barriere non c'erano più, né quelle fisiche né quelle mentali; ciascuno di noi ha iniziato a parlare con il nuovo compagno che ha raccontato un piccolo pezzo della sua vita (quando sarebbe uscito, di che nazionalità era...); ma il racconto è stato bruscamente interrotto dall'invito delle guardie che, gentilmente, ma in modo risoluto, ci hanno chiesto di uscire.
Ci eravamo dimenticati che eravamo in un carcere!
Un carcere, scrive il dizionario Treccani,  è un "Luogo in cui vengono rinchiuse, per ordine del magistrato o di altre autorità, le persone private della libertà personale" e i sinonimi che conosciamo tutti sono galera, casa circondariale, gattabuia, casa di reclusione, istituto di pena, penitenziario, prigione.
Un carcere è anche un luogo in cui “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” (art. 27, terzo comma, della Costituzione); in carcere devono "essere organizzate attività ricreative e culturali per il benessere fisico e intellettuale dei detenuti” (art. 78 delle Regole minime dell’ONU per il trattamento dei detenuti del 1955); “Devono essere proposte ai detenuti attività ricreative che comprendono in particolare sport, giochi, attività culturali, passatempi..."(paragrafo 27 “Attività fisiche e ricreative”, punti 6 e 7, della Raccomandazione R (2006)2 del Comitato dei ministri agli Stati membri sulle Regole penitenziarie europee adottata dal Consiglio dei Ministri in data 11 gennaio 2006).
Molte norme regionali, nazionali ed europee sottolineano l'importanza del recupero e del reinserimento del soggetto in esecuzione di pena attraverso alfabetizzazione, formazione professionale, attività ricreative, sportive e culturali.
Proprio nel carcere di Piacenza, lo scorso aprile è avvenuta la visita dei sottosegretari di Stato alla Giustizia e all’Istruzione, Cosimo Maria Ferri e Roberto Reggi, per promuovere il diritto allo studio ai detenuti e per sottolineare  che quando la rieducazione funziona diminuiscono i tassi di recidiva; insomma anche grazie all’istruzione si garantisce sicurezza ai cittadini.
Noi del Coro et Laboro abbiamo potuto vedere, sentire e capire la voglia di umanità dei detenuti che abbiamo incontrato, abbiamo visto i loro occhi illuminarsi nella gioia del canto corale e crediamo che fra le tante attività rieducative che un carcere possa offrire potrebbe esserci proprio un laboratorio di canto corale. Cantare in un coro rafforza la coesione sociale e il senso di appartenenza ad un gruppo, tonifica mente e corpo, valorizza la voce che è legata alle nostre emozioni, sensazioni, ai nostri stati d'animo.
Il nostro concerto vuole essere il primo passo di un percorso che, coinvolgendo altri cori del piacentino (il coro CAI di Piacenza diretto dal M° Corrado Capellini ha già aderito al progetto), promuova altri pomeriggi canori e soprattutto permetta di raccogliere fondi per finanziare l'attività di canto all'interno del carcere.
Una mail dal carcere inviataci dopo il concerto  ci ha comunicato che la Direzione della casa circondariale di Piacenza ha molto apprezzato la disponibilità del Coro et Laboro nell’offrire agli ospiti dell’istituto di pena un piacevole momento musicale, che li ha visti anche partecipi in prima persona e che se vi fossero istanze riguardo a una possibile partecipazione a una corale ci avrebbero informati.
Aspettando che questo percorso piacentino prosegua e cresca, il nostro coro si attiverà in un prossimo futuro per proporre questa esperienza anche ad altre case circondariali.


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